LEGGERE AL FRONTE: L’ESPERIENZA DEI SOLDATI DURANTE IL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

Ad ogni nuovo viaggio" nella trincea sotto il suo posto operativo, scrisse a sua madre, "trovo una nuova gemma di letteratura lasciata da uno o l'altro dei telefonisti".

Lo storico Edmund G. C. King insieme ad altri autori, hanno esaminato stampe e manoscritti, racconti personali dei soldati impegnati nella Prima Guerra Mondiale. Lo studioso ha rilevato come, in un contesto difficile, segnato da violenza e precarietà, i soldati non solo leggessero ma avessero l’abitudine di lasciare romanzi e riviste a buon mercato nelle trincee e nelle postazioni di vedetta, in modo da poter essere fruiti da altri:

Il tenente canadese Coningsby Dawson notò che gli uomini sotto il suo comando lasciavano abitualmente romanzi economici sparsi nelle loro aree comuni, per essere letti da chiunque avesse un momento libero. "Ad ogni nuovo viaggio" nella trincea sotto il suo posto operativo, scrisse a sua madre, "trovo una nuova gemma di letteratura lasciata da uno o l'altro dei telefonisti[1].

I libri inviati per posta dalle famiglie dei soldati o trovate nelle case abbandonate a causa dei bombardamenti, passavano di mano in mano, diventando proprietà comune di sezioni e plotoni:

Le prove suggeriscono che i sottufficiali potevano essere lettori impegnati e regolari nonostante le esigenze fisiche e temporali della vita militare. I diari del soldato H. T. Bolton, primo battaglione East Surrey Regiment, contengono frequenti riferimenti alla lettura - "lettura e pettegolezzi amichevoli" (12 luglio 1915), " ho fatto una piccola lettura fino alle 5.30 [p.m.]" (15 luglio 1915) - anche se Bolton non identifica mai i titoli o anche il formato degli articoli letti [2]

A tal proposito merita citare come tra le letture preferite dei soldati in trincea ci fosse Shakespeare:  "Per il mio prossimo trasferimento in trincea ho preso 'Pecheurs d'Islande' ... anche Omero e Virgilio; a loro penso che presto dovrò aggiungere Shakespeare”. Un australiano prigioniero di guerra, il soldato Alfred John Sexton, 15° Battaglione, Forza Imperiale Australiana, scrisse alla Croce Rossa da Münster per ringraziarli per l'invio di un volume delle Commedie del drammaturgo inglese : “Sto trascorrendo ogni momento di svago in stretta comunione con il Bardo Immortale”.  Un altro prigioniero di guerra, il caporale Ernest H. Jones del Royal Fusiliers, annotò la lettura di Shakespeare durante la sua prigionia sul retro del quaderno che teneva nel campo dei prigionieri di guerra nel 1918. Dei 19 titoli della lista, 13 erano narrativa popolare, inclusi romanzi di H. G. Wells e Marie Corelli. Accanto a questi, però, risultano quattro opere di Shakespeare: Riccardo II, Sogno di una Sogno di una notte di mezza estate, Enrico VIII e Come vi piace[3].

Uno studio specifico sull'esperienza dei soldati italiani è offerto da Maria Gioia Tavoni in questo articolo Leggere nella Prima Guerra Mondiale  di cui proponiamo alcuni estratti: 

Diverse prove addurremo per sfatare l’opinione di chi
ha dichiarato che la voglia di leggere nei combattenti
italiani fosse inesistente, includendo pure gli intellettuali nella rosa dei non lettori. Basti pensare a come
ne aveva parlato lo stesso Lussu sempre in Un anno
sull’Altipiano, per il quale leggere in guerra veniva considerato un non senso, sebbene poco dopo si smentisse. Nell’incrociare un piccolo bottino di libri in una
villa fra Gallo e Asiago, Lussu si preoccupò infatti di
raccogliere in tutta fretta quei volumi che maggiormente lo interessavano e portarli seco. «Quei libri gli
saranno compagni per mesi e mesi», così commenta
Vittorio Roda, che della lettura di Lussu e di altri intellettuali ha parlato con competenza, fra i primi a sostenere che «la tentazione» della lettura sul fronte italiano
s’insinuò «anche in quel mondo abbrutito»18.
Ma che cosa soprattutto si leggeva sotto il fuoco nemico, indipendentemente da ciò che Roda ha messo
in luce, che interessa solo una élite di lettori? E che
cosa soprattutto perveniva in trincea e nelle retrovie?

Ovviamente, come spiega l'autrice,  non si può parlare con  sicurezza di una pratica della lettura universalmente diffusa tra i soldati, ma si può affermare che la lettura era praticata, nonostante il contesto di pericolo costante, di precarietà e barbarie:

dato che giornali, opuscoli e molti libri raggiunsero, soprattutto attraverso i Comitati cittadini, i combattenti nei fronti e nelle retrovie.
Importanti sono alcune iniziative precedenti a quelle dei vertici militari dopo Caporetto, fra cui l’assistenza «per i bimbi dei richiamati» del Comitato di Bologna e il progetto del Comune di Milano, che costituì anch’esso un Comitato e, tramite
la direzione della Biblioteca Braidense, diffuse capillarmente un’ingente quantità di volumi tra tutte le realtà dell’esercito. Leggevano con maggiore sicurezza i militari in un ospedale di Forlì, grazie all’appassionata opera di Evelina Rinaldi, opera
che porta a riflettere su quanto poco si sia fatto da allora per la lettura degli Italiani.

Un modo per alleggerire la dura vita al fronte ed in trincea, un antidoto alla onnipresenza della morte.

[1]  Traduzione nostra. E.GC. King, A Priceless Book to Have out Here: Soldiers Reading Shakespeare in the First World War. Shakespeare 10.3 (2014), pp. 230-244. Si veda anche Readers and Reading in the First World War Author(s): Shafquat Towheed, Francesca Benatti and Edmund G. C. King, The Yearbook of English Studies, Vol. 45, The History of the Book (2015), pp. 239- 261

[2]Ivi, p. 240

[3] Ivi, p.  244