Reading the Romance: dal salotto di Liala a Bridgerton. Romanzi rosa e narrativa popolare d’amore tra Stati Uniti ed Italia

Reading the Romance[1] di Janice Radway (1984) rappresenta uno dei più significativi studi accademici sulla narrativa popolare d’amore negli Stati Uniti.  Lo studio non fornisce soltanto una ricostruzione storica approfondita delle tecniche di pubblicazione e delle prassi che hanno condotto alla produzione di massa della narrativa popolare rosa, ma valuta seriamente il consumo del romanzo rosa coinvolgendo gli stessi lettori e decidendo di “andare oltre i concetti di lettore iscritto, ideale o modello e di lavorare con soggetti reali” [2].

Guidato dalle abitudini di lettura  e dalle preferenze delle donne di Smithton La vien en rose (così titola la traduzione italiana) esamina in particolare il sottogenere di ambientazione storica come Il fiore e la fiamma (1972) di Woodiwiss che inaugurò la collana della Avon (HarperCollins Publishers)[3], e Dolce Amore selvaggio di  Rosemery Rogers (1974). Questo sottogenere del romanzo rosa fiorì negli anni ‘70 e inizi anni ‘80 e al suo culmine rappresentò la metà dei libri stampati negli Usa. Critici letterari e teorici della cultura di massa si sono affannati a denigrare un’editoria considerata sempre di “serie b”, affermando che i romanzi rosa rafforzano la dipendenza della donna dall’uomo e l’accettazione di un’ideologia repressiva veicolata dalla cultura popolare.  Radway in questo volume mette in discussione queste teorie diffuse e mortificanti per proporre in modo provocatorio una lettura socio-psico-antropologica delle strutture narrative di genere. La studiosa afferma che la lettura del romance è il risultato dell’insoddisfazione delle donne per i ruoli tradizionali di genere e i rapporti stabiliti dal patriarcato.  Tenute a prendersi cura dei figli e dei mariti senza essere quasi mai contraccambiate, attraverso la lettura del romance cercano di evadere dalla routine e soprattutto di soddisfare i propri bisogni emotivi senza però trasgredire le norme stabilite. L’atto di leggere diviene pertanto un’autentica dichiarazione di indipendenza delle lettrici, l’attivazione del potere sovversivo del Romance.  Di seguito uno stralcio di intervista  di gruppo piuttosto emblematico:

Joy: Non sopporto che ci dicano cosa dobbiamo e non dobbiamo leggere

Dot: Questo è quello che io dico alle persone con cui parlo, i responsabili delle case editrici che conosco.  Cioè che spendono un sacco di soldi in pubblicità e invece quello che dovreste fare è uscire fuori e parlare con le lettrici. Sono loquaci, sanno conversare, leggono e parlano.  Se volete comunicare con loro questa è la strada.  Ma loro non lo fanno, forse perché non hanno nessuno in grado di occuparsene.

Joy: oppure hanno paura della rivolta degli Indiani

Dot: All’ultimo meeting dei librai io ho detto che le donne leggono per evadere e allora si è alzato un tizio e ha detto che la lettura è sempre evasione, ma io non sono affatto d’accordo

Kit: e allora lui ha fatto dei commenti offensivi sulle letture delle donne, ha detto che sono come l’oppio o qualcosa del genere.

Dot: sì che si fanno una dose di romanticismo

Intervistatrice: ma anche tu hai detto che pensi sia una dipendenza

Dot: è vero, ma non voglio che sia lui a dirmelo. Un conto è che lo riconosca io, un altro è che me lo dica lui in quel modo sprezzante: la casalinga sempliciotta! [4]

Se Radway ricostruisce la genesi del fenomeno negli Stati Uniti, in Italia la narrativa popolare d’amore ha una storia parallela, e in realtà più lunga di quanto si pensi: affonda le radici già negli anni Trenta e arriva fino al boom contemporaneo del romance.

La prima vera “regina” del genere è Liala, pseudonimo di Amalia Liana Negretti Odescalchi Cambiasi, a cui fu lo stesso Gabriele D’Annunzio a coniare il nome d’arte. Nel 1931 esce per Mondadori il suo romanzo d’esordio, Signorsì: la prima edizione va esaurita in soli venti giorni e apre una carriera lunga oltre settanta romanzi e milioni di copie vendute, mai più eguagliata in Italia da un’altra autrice rosa. I suoi libri, ambientati per lo più nel mondo dell’aviazione militare e intrisi di elementi autobiografici legati alla sua storia con l’ufficiale Pietro Sordi, codificano per primi in Italia le formule fisse del genere: l’eroe valoroso, l’ostacolo al sentimento, il lieto fine. Nel 1946 Mondadori le dedica persino un settimanale, Confidenze di Liala, segno di quanto il suo pubblico fosse ormai un vero e proprio bacino editoriale.

Prima ancora, sul piano internazionale, il prototipo del romanzo popolare d’amore era stato delineato da Delly, pseudonimo dei fratelli francesi Jeanne‑Marie e Frédéric Petitjean de la Rosière, autori di oltre cento romanzi rosa di enorme successo, tradotti e ripubblicati a lungo anche in Italia nelle collane sentimentali dell’editore Salani

Nel 1946 nasce l’altro grande protagonista della narrativa popolare d’amore italiana: il settimanale Grand Hotel, che quest’anno compie ottant’anni, come racconta Silvia Schirinzi in un servizio dedicato all’anniversario, pubblicato su D di Repubblica (n.1495, 27 giugno 2026).

Da un’intuizione dei fratelli Alceo e Domenico Del Duca, dell’Editrice Universo, insieme a Matteo Macciò, nasce un settimanale a basso costo di storie d’amore raccontate a fumetti e in fotoromanzo, pensato per un pubblico femminile popolare. Etichettato all’epoca come “il giornale delle sartine e delle cameriere”, il primo numero arriva in edicola il 29 giugno 1946, lo stesso anno in cui le donne italiane votano per la prima volta. Mauro Novelli, docente di Letteratura contemporanea all’Università di Milano, sottolinea come il fotoromanzo — pur con tutti i limiti che gli si possono imputare, dagli stereotipi di genere perpetuati nel tempo fino a certi contenuti oggi giudicati inadatti a un pubblico giovanissimo — sia stato uno dei pochi prodotti narrativi italiani ad aver avuto una vera diffusione internazionale nel Novecento, arrivando in Sudamerica, Francia e Spagna. Novelli lega inoltre il successo di Grand Hotel alla capacità di intercettare il fascino popolare del cinema, lo stesso richiamo che poco dopo ispirerà la collana degli Oscar Mondadori, nata nel 1965 con le copertine firmate dall’illustratore di locandine cinematografiche Mario Tempesti.

Il monopolio del fotoromanzo viene incrinato nel marzo 1981 dall’arrivo in edicola del primo titolo Harmony, frutto di una joint venture tra Mondadori e l’editore canadese Harlequin: romanzi brevi, pubblicati a puntate periodiche e organizzati in serie riconoscibili per codice colore (tra cui Collezione, Destiny, Bianca, Jolly). Secondo Novelli, la loro forza commerciale stava anche nella collocazione fisica: distribuiti in edicola e non in libreria — luogo che negli anni Ottanta era ancora percepito come poco accessibile — venivano esposti vicino alle casse, diventando un acquisto d’impulso alla portata di tutti.

Oggi la collana, arrivata sotto l’egida di HarperCollins Italia, resta un fenomeno editoriale di lunga durata. Laura Donnini, amministratrice delegata e publisher della casa editrice, fornisce alcuni dati che ne misurano la portata: in 45 anni di attività Harmony avrebbe venduto circa 300 milioni di copie, con una media di circa 800 titoli pubblicati ogni anno e una diffusione che tocca, oltre all’Italia, Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Polonia e Germania. Nonostante il calo delle edicole italiane — scese a circa 12.000 rispetto alle 40.000 di un tempo — nel solo 2025 le vendite avrebbero superato il milione di copie, a cui si aggiunge un 20% di mercato costituito da eBook.

Il parallelo con Radway si fa esplicito quando si guarda al pregiudizio culturale che ha accompagnato per decenni questi prodotti. Novelli, che presiede il Centro Nazionale Studi Manzoniani, individua alla base di questo disprezzo una componente di misoginia di fondo, e legge nel passaggio terminologico dal “rosa” italiano al “romance” internazionale un segnale di emancipazione del genere. A sostegno di questa tesi lo studioso chiama in causa, forse un po’ provocatoriamente, anche due classici come Cime tempestose e Orgoglio e pregiudizio, di cui rivendica l’affinità strutturale con gli schemi narrativi del genere popolare — un argomento discutibile, tipico delle strategie di legittimazione della cultura di massa, ma che coglie comunque un punto: anche nei fotoromanzi e nei romanzi rosa non tutto ha lo stesso valore, e si tratta comunque di un artigianato che può raggiungere una vera qualità letteraria, sul modello di un autore come Camilleri.

Il pubblico che oggi sostiene la tenuta di Harmony, spiega Donnini, unisce lettrici storiche over 50 a una nuova generazione cresciuta online, che negli ultimi due decenni ha trovato in piattaforme come Wattpad e nei siti di fanfiction un modo per amplificare il senso di comunità attorno al genere, contribuendo essa stessa, insieme al successo di titoli come Cinquanta sfumature di grigio e Twilight, a orientare il gusto e le scelte editoriali del settore. A questo si somma un fenomeno più recente e trasversale: BookTok, la community di lettori nata su TikTok, che ha riportato il romance al centro della conversazione culturale globale, trasformando copertine e “tropes” narrativi in contenuti virali e spingendo case editrici di tutto il mondo a rincorrere i gusti dettati direttamente dal pubblico. A questo si aggiunge il ruolo degli adattamenti seriali, capaci di introdurre il genere a platee mai raggiunte prima dai romanzi stessi, e una rivendicazione culturale più ampia — non estranea al clima post #MeToo — del piacere di lettura femminile come qualcosa che non va più derubricato a vizio da nascondere.

Anche i dati di mercato raccontano una polarizzazione di genere che rispecchia, in chiave contemporanea, le stesse dinamiche descritte da Radway per il pubblico americano degli anni Ottanta: secondo i dati AIE citati da Donnini, tra le donne il 71% legge e acquista libri, contro il 59% degli uomini — un divario che, per l’editrice, orienta inevitabilmente le scelte editoriali del settore.

Dentro questo scenario si ritaglia uno spazio sempre più autonomo lo young adult romance, il filone rivolto a un pubblico adolescente e new adult che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita paragonabile a quella del romance “adulto”: autrici come Sarah J. Maas o Rebecca Yarros ne sono diventate le punte di diamante globali, spesso lanciate proprio da BookTok prima ancora che dagli editori tradizionali. È un pubblico che nasce già dentro le stesse dinamiche social citate da Donnini — community online, fanfiction, condivisione di copertine ed estratti — e che rappresenta oggi uno dei bacini di lettori più giovani e in più rapida espansione per l’intero genere, ben oltre i confini del mercato italiano, dove autrici come Jenny Han, con la serie Tutte le volte che ho scritto ti amo, diventano punti di riferimento riconoscibili, spesso grazie alla circolazione incrociata tra piattaforme digitali e adattamenti audiovisivi.

Un caso, in questo senso, risulta particolarmente emblematico: quello di Bridgerton della statunitense Julia Quinn, ambientato nella Londra della Reggenza. La saga di romanzi storici prende avvio nel 2000 con Il duca e io e si conclude nel 2006 con l’ottavo volume dedicato ai fratelli Bridgerton, a cui si aggiunge una serie di prequel focalizzati sulla generazione precedente della famiglia; nel complesso, prima ancora dell’adattamento seriale, l’opera ha ottenuto un’ampia circolazione internazionale, con vendite di milioni di copie e traduzioni in numerose lingue. Si tratta di un esempio di romance storico nella sua forma più canonica — ambientazione Regency, centralità del ballo e della vita di società, dinamiche di intrigo e di corteggiamento, protagoniste che mettono in tensione le convenzioni sociali — filone che affonda le proprie radici nella ricezione di Jane Austen e viene codificato nel Novecento da autrici come l’inglese Georgette Heyer. I romanzi storici di Heyer (1902-1974) sono per lo più ambientati nel XVIII secolo e comprendono Beauvallet e Masquerade. Successivamente, la scrittrice crea i suoi lavori più originali, ambientati nel periodo della Reggenza: tra questi si ricordano VenetiaIl gioco degli equivoci e Il dandy della reggenza.

Sulla stessa scia deve essere ricordata la saga di Angelica firmata dalla coppia franco-russa Anne e Serge Golon, arrivata in Italia nel 1964 per Garzanti e diventata negli anni Sessanta un vero fenomeno di massa, poi trasposto anche al cinema con Michèle Mercier.

È tuttavia con l’adattamento firmato Shondaland, distribuito da Netflix a partire dal dicembre 2020, che il fenomeno cambia ordine di grandezza: Bridgerton si colloca stabilmente tra le serie più viste sulla piattaforma e contribuisce a riportare il romance storico al centro della conversazione mediale globale. L’impatto si registra anche sul piano materiale e commerciale: la visibilità della serie alimenta, da un lato, una rinnovata estetizzazione della Reggenza (la cosiddetta “regencycore”, tra moda, social media e cultura visuale) e, dall’altro, sostiene un incremento delle vendite del romance, con nuovi lettori e lettrici che transitano dalla serie televisiva al libro e richiedono ulteriori testi “affini”.

In questa prospettiva, quasi un secolo dopo Liala, la formula del romance — articolata attorno a ostacoli, desiderio e lieto fine — mostra di conservare una forte capacità di attrazione, pur mutando nel tempo i supporti, i linguaggi e i circuiti di distribuzione attraverso cui raggiunge il pubblico.


[1]J. Radway,e A. Reading the romance: Women, patriarchy, and popular literature. Univ of North Carolina Press, 2009. Traduzione italiana: La vie en rose, Dino audino editore, Roma, 2012

[2] J. Radway, La vie en rose, op. cit. p.10

[3]   Dal sito Harpercollins: “Avon is one of America’s most acclaimed romance imprints. Known for having pioneered the historical romance category, Avon continues to publish a wide variety of genres, including contemporary, rom-com, paranormal, and regency romance. Avon Books has been publishing award-winning romance and women’s fiction since 1941. It is widely credited with launching the historical romance genre with the publication of Kathleen Woodiwiss’ The Flame in the Flower and remains at the forefront of romance publishing today”. https://www.harpercollins.com ultima cosultazione 25.05.2021

[4]J. Radway, La vie en rose. op cit. p. 45

Per approfondimenti:

L. Finocchi, A. Gigli Marchetti (a cura di), Liala. Una protagonista dell’editoria rosa tra romanzi e stampa periodica, FrancoAngeli, Milano 2013.

S. Rhimes, B. Beers, Inside Bridgerton. Ediz. italiana, trad. di M. G. Bosetti, D. De Boni, Mondadori, Milano 2022.

S. Schirinzi, “Ottant’anni fa nacque Grand Hotel, poi arrivarono gli Harmony”, D di Repubblica, 27 giugno 2026, pp. 40-43. Nel servizio sono raccolte le interviste a Laura Donnini (amministratrice delegata e publisher HarperCollins Italia) e Mauro Novelli (docente di Letteratura contemporanea, Università di Milano) qui citate.

P. Violi, Breve storia della letteratura rosa, Graphe.it edizioni, Perugia 2020.

Premio CIRSE