“Effetti collaterali: abbracci improvvisi e voglia di telefonare a qualcuno che ti manca”. La biblioterapia tra fondamenti teorici e pratiche imprenditoriali (di Alessia Torrisi)

The Travelling Companions (1862) by Augustus Leopold Egg. More: Original public domain image from Birmingham Museum and Art Gallery

E se fosse possibile curare la propria anima e lenire la propria sofferenza tramite la lettura?

Questo è quanto permette la biblioterapia, una pratica che affonda le sue radici negli Stati Uniti D’America, all’inizio del Ventesimo secolo. È infatti nel 1916, con Samuel McChord Crothers (1857-1927), che si parla per la prima volta di un sistema di biblioterapia e si vede nel libro una ricetta letteraria, messa a disposizione di qualcuno che ne ha bisogno.

A book being a literary prescription, it should be carefully put up. Thus I learned, when I looked up the subject, that a proper prescription should always contain: a basis, or chief ingredient, intended to cure; an adjuvant, to assist the action and make it cure more quickly; a corrective, to prevent or lessen any undesirable effect; a vehicle, or excipient, to make it suitable for administration and pleasant to the patient. 1

Crothers introduce la questione riportando – nel saggio “A Literary Clinic” – un dialogo satirico condotto con un amico biblioterapista, Bagster, il quale afferma:

During the last year I have been working up a system of Biblio-therapeutics. I don’t pay much attention to the purely literary or historical classifications. I don’t care whether a book is ancient or modern, whether it is English or German, whether it is in prose or verse, whether it is a history or a collection of essays, whether it is romantic or realistic. I only ask, “What is its therapeutic value?” 2

Viene dunque data particolare rilevanza al valore terapeutico del libro e all’incontro del lettore con la composizione letteraria, momento che ha esito di successo quando permette al soggetto di entrare in contatto con la propria autenticità, il proprio vissuto e le proprie emozioni.

La pratica trova validazione sul campo con il trattamento del trauma nei veterani della Prima Guerra Mondiale e in chiunque avesse riportato menomazioni fisiche o manifestasse sintomi legati alla depressione. Ciò ha permesso la nascita della struttura della Biblioteca Ospedaliera, definita dall’International Federation of Library Associations (IFLA) una “biblioteca per pazienti che fornisce regolarmente raccolte di lettura per il tempo libero, spesso in combinazione con materiale informativo per la salute”. 3

In particolare:

Despite the efforts of physicians and librarians who so deeply believed in the therapeutic value of books and reading, patients libraries, particularly those in general hospitals, evolved slowly during the early part of the twentieth century.

World War I proved to be a major catalyst to their development because, through the successes of several nation’s War Service programs, there emerged a clearer and more widespread recognition that books and reading could contribute to well-being and recovery.

The War Service programs consisted of organized, cohesive efforts to provide armed forces personnel – including those who were wounded, sick, or hospitalized

– with books and other reading materials. 4

All’interno della Biblioteca Ospedaliera viene inquadrata anche la figura del bibliotecario ospedaliero: egli collabora con lo staff medico, si occupa di promuovere gli interessi di lettura nei pazienti e di fornire materiale di lettura tramite servizi di consulenza, terapie individuali e collettive. È in questo contesto che si inserisce l’opera di Sara (Sadie) Marie Johnson Peterson Delaney (1889-1958): capo bibliotecaria dell’US Veterans Administration Hospital della città di Tuskegee (Alabama), il Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti d’America le riconobbe il fatto che, grazie al suo operato, il calibro della lettura dell’ospedale di Tuskegee fosse il più alto di qualsiasi altro ospedale per veterani.

Per Delaney, la biblioterapia è “The treatment of a patient through selected reading” 5  dedicando parte del suo operato ai veterani afroamericani  e dichiarando che essi manifestavano entusiasmo e specifico interesse verso qualsiasi materiale di lettura che riguardasse i compagni soldati e l’Africa (storie, biografie, poesie), trovando altresì nel materiale bibliotecario una sorta di aiuto nella lotta al contrasto del pregiudizio.

La disciplina riceve un forte impulso scientifico negli anni Trenta grazie al contributo dei fratelli Karl   (1893-1990) e William Menninger (1899-1966) che ne formalizzano l’applicazione in ambito psichiatrico. In particolare, viene affermato che l’identificazione del paziente con un personaggio del libro letto è uno dei risultati più benefici e comuni della biblioterapia e che “just the prescribing of certain books to read may be all the medicine necessary”. 6

Nel 1949, è Caroline Shrodes ad elaborare un modello biblioterapico definito psicodinamico, il che permette di identificare una struttura teorica interna alla pratica, composta da tre fasi che si susseguono. Nello specifico, si tratta di fasi indotte dallo shock del riconoscimento – ovvero quanto il lettore esperisce quando ha modo di osservare sé stesso all’interno di una composizione letteraria – che comprendono: l’identificazione (che include a sua volta la proiezione e l’introiezione), la catarsi e l’intuizione. L’identificazione si riferisce al concordare con i pensieri del personaggio, alla preoccupazione per le sue sorti e all’appagamento nel riconoscersi come tale; la catarsi si traduce in una sorta di purificazione emotiva e riguarda il liberare e il manifestare le proprie emozioni; l’intuizione tratta della propria coscienza emotiva e si riferisce a consapevolezze che vengono integrate ed interiorizzate per stabilizzare e rendere manifesto il cambiamento realizzato durante il susseguirsi delle tre fasi. Dunque, in cosa consiste tutto ciò?

It is a process of dynamic interaction between the personality of the reader and imaginative literature which may engage his emotions and free them for conscious and productive use. 7

Esistono due tipologie di biblioterapia, a seconda che si occupino della parte “malata” o “sana” del paziente. La biblioterapia clinica si occupa della parte “malata” ed è applicata da professionisti medici o professionisti non medici ma che sono da essi supervisionati. La biblioterapia dello sviluppo, invece, si occupa della parte “sana”, mira a cogliere risorse emotive, peculiarità personali e potenzialità del soggetto ed è applicata da personale non medico, tra cui filosofi, counselor e bibliotecari.

Ma come si svolge, ad esempio, una seduta di biblioterapia dello sviluppo?

Le applicazioni del metodo possono essere individuali o collettive (fino ad un massimo di 15 partecipanti), e devono seguire un preciso iter: raccolta dei dati; analisi dei dati ed individuazione degli obiettivi; pianificazione e applicazione; verifica. In particolare, la raccolta dei dati serve a ricavare informazioni su coloro che saranno i protagonisti dell’intervento e mira a chiarire quale sia la ragione che conduce a scegliere i libri come soluzione in quella determinata circostanza piuttosto che optare per un’altra tipologia di strumento. Viene inoltre indagato il rapporto del soggetto con il materiale di lettura e se egli nutre fiducia nel valore terapeutico del libro. L’analisi dei dati e l’individuazione degli obiettivi, invece, puntano a valutare se la biblioterapia rappresenti una soluzione adeguata al singolo o al gruppo a cui vuole essere proposta, e se egli/essi ne possano da essa trarre giovamento. La pianificazione e l’applicazione guardano più alla parte logistica e di disponibilità delle risorse: dove si svolgerà la seduta biblioterapica, quali arredi sono a disposizione, quale materiale è disponibile. Infine, la fase di verifica è forse la più importante: ha lo scopo di vagliare l’efficacia del processo biblioterapico attuato ma è utile anche per il biblioterapista, il quale ha la possibilità di rilevare eventuali criticità nel suo operato ed ha dunque occasione di migliorarsi.

La relazione che si instaura tra biblioterapista e lettore è in larga misura assimilabile a quella che caratterizza il counseling, ossia il rapporto tra counselor e cliente. Si tratta infatti di una relazione strutturata, all’interno della quale la persona ha l’opportunità di esplorare liberamente, e senza atteggiamenti difensivi, le proprie difficoltà e le proprie risonanze emotive. Un analogo processo si osserva anche nella mediazione libraria, su cui si fonda, in questo caso, l’esperienza imprenditoriale della libreria. “Piccola Farmacia Letteraria” di Firenze: un progetto innovativo, indipendente ed unico nel panorama librario italiano.

Il nome della libreria sintetizza l’esperienza che è possibile vivere al suo interno: il cliente – che non è necessariamente un assiduo lettore – condivide il suo stato d’animo con il libraio, il quale cerca la soluzione letteraria più adatta per il soggetto, usufruendo dunque della lettura, che è uno strumento potentissimo alla portata di tutti. Si tratta di una realtà nata da un’idea di Elena Molini (a seguito di una esperienza lavorativa all’interno di grandi librerie di catena), in cui i libri non sono disposti per generi letterari ma per categorie: della felicità, della ricerca del cambiamento, dell’autostima, della riscoperta di sé, della perdita, dell’ansia, delle relazioni.

La particolarità, inoltre, è che i libri vengono dotati di veri e propri bugiardini, composti da indicazioni, effetti collaterali e posologia, che mirano a comunicare – da un punto di vista delle emozioni – ciò che è generalmente scritto nella sinossi, venendosi dunque a costituire come una sorta di ricetta letteraria ed una evoluzione della quarta di copertina. Il bugiardino guida il lettore nella scelta del testo, mira a trasmettere che cosa affrontano emotivamente i personaggi all’interno di quel libro ed è il mezzo con cui le Farmaciste della “Piccola Farmacia Letteraria” comunicano con il cliente.

Un esempio di bugiardino – rivolto ad un libro specifico (“Idda”, di Michela Marzano) – è il seguente:

Pillole di memoria per recuperare le proprie radici.

Indicazioni: per chi sa sintonizzarsi su quello che vogliono gli altri anche quando neanche loro lo sanno. Per chi fa sempre il gesto giusto al momento giusto aiutando le persone a fare quello che non saprebbero fare da sole.

Effetti collaterali: scoprire che si può scappare cercando di dimenticare quello che ci ferisce, ma non si può sfuggire dalla propria storia.

Posologia: da leggere quando abbiamo bisogno di ritrovare la nostra identità, stando vicini a chi sta perdendo la propria.

Di seguito, invece, eccone un esempio generico:

Libro terapeutico della Piccola Farmacia Letteraria per cuori generosi.

Questo libro è un invito: a rallentare, a respirare, a lasciarti sorprendere. Non promette soluzioni, ma nuove strade da immaginare.

Indicazioni: questo libro è per chi presta i libri sapendo che non torneranno più indietro, per chi divide l’ultimo biscotto anche se aveva voglia di mangiarlo intero, per chi ascolta le storie degli altri come se fossero le proprie, e per chi sa che regalare un sorriso a volte vale più di mille regali.

Effetti collaterali: un improvviso desiderio di fare spazio agli altri dentro di sé.

Posologia: da leggere ogni volta che ti sembra di dare troppo, e invece stai solo rendendo il mondo un posto migliore.

Dal bugiardino prende forma la Piccola Farmacia Letteraria, un progetto che propone i libri come rimedi per gli stati d’animo, con consigli personalizzati per ogni volume.I principi su cui fonda la “Piccola Farmacia Letteraria” sono la cura, il benessere, il prendersi cura di sé tramite le storie degli altri… ma anche l’aprirsi per comprendere gli altri, in quanto leggendo si possono – oltre a scoprire maniere alternative di reagire e comportarsi di fronte alle varie situazioni che possono capitare nella vita – comprendere le ragioni altrui ed il perché delle azioni delle altre persone. Si tratta dunque di un contesto che fa dei principi cardine della biblioterapia le basi del proprio progetto imprenditoriale, dimostrando come essa sia una pratica viva e autentica, che usufruisce della narrazione come prezioso strumento di mediazione.

“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.” — Daniel Pennac

 

Note:

1 Trad. it. “Essendo un libro una prescrizione letteraria, dovrebbe essere redatto con cura. Ho così imparato, quando ho approfondito l’argomento, che una prescrizione appropriata dovrebbe contenere sempre: una base, o ingrediente principale, destinato a curare; un coadiuvante, per favorire l’azione e rendere la guarigione più veloce; un correttivo, per prevenire o attenuare ogni effetto indesiderato; un veicolo, o un eccipiente, per renderla idonea alla somministrazione e gradevole al paziente”.Crothers S., A Literary Clinic, The Atlantic Monthly, 1916, p. 293.Consultabile in: https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1916/09/literary-clinic/609754/

2 Trad. it. “Durante l’ultimo anno mi sono dedicato allo sviluppo di un sistema di biblioterapia. Non presto molta attenzione alle classificazioni puramente letterarie o storiche. Non mi interessa se un libro è antico o moderno, se è inglese o tedesco, se è in prosa o in versi, se è un’opera storica o una raccolta di saggi, se è romantico o realistico. Mi chiedo solo “Qual è il suo valore terapeutico?”. Ivi, p. 292.

3 Linee Guida per le biblioteche al servizio dei pazienti ospedalieri, anziani e disabili in strutture di cura a lungo termine.Consultabile in: https://www.ifla.org/wp-content/uploads/2019/05/assets/hq/publications/professional-report/61.pdf

4 Trad. it. “Nonostante gli sforzi di medici e bibliotecari che credevano profondamente nel valore terapeutico dei libri e della lettura, le biblioteche per i pazienti, in particolare quelle degli ospedali generali, si svilupparono lentamente all’inizio del XX secolo”.“La Prima Guerra Mondiale si rivelò un importante catalizzatore per il loro sviluppo, poiché, grazie al successo dei programmi di assistenza bellica di diverse nazioni, emerse un riconoscimento più chiaro e diffuso del fatto che i libri e la lettura potessero contribuire al benessere e alla guarigione”.“I programmi di assistenza bellica consistevano in sforzi organizzati e coesi per fornire al personale delle forze armate, compresi i feriti, i malati o i ricoverati in ospedale, libri e altro materiale di lettura”. Ibidem.

5 Trad. it. “Il trattamento del paziente tramite lettura selezionata”. Gubert B., Sadie Peterson Delaney: Pioneer Bibliotherapist, American Libraries, vol. 24, n. 2, 1993, p. 125. Consultabile in: https://www.jstor.org/stable/25632815

6 Trad. it. “La sola prescrizione di alcuni libri da leggere può essere la medicina necessaria”. Menninger K. A., The Human Mind, Alfred A. Knopf, New York, 1930, p. 389.

7 Trad. it. “È un processo di interazione dinamica tra la personalità del lettore e la letteratura fantasiosa, che può coinvolgere le sue emozioni e liberarle per un uso consapevole e produttivo”. Shrodes C., Bibliotherapy, The Reading Teacher, vol. 9, n. 1, 1955, p. 24. Consultabile in: https://www.jstor.org/stable/20196879

Per approfondire:

Crothers S., A Literary Clinic, The Atlantic Monthly, September 1916 Issue.

Dalla Valle M., Biblioterapia – Strumenti applicativi di base per le diverse professioni, QuiEdit, 2018.

Gubert B., Sadie Peterson Delaney: Pioneer Bibliotherapist, American Libraries, vol. 24, n. 2, 1993,pp. 124-125, 127, 129-130.

Guidelines for libraries serving hospital patients and the elderly and disabled in long-term care facilities / compiled by a working group chaired by Nancy Mary Panella under the auspices of the Sections of Libraries Serving Disadvantaged Persons. The Hague: IFLA Headquarters, 2000.

Shrodes C., Bibliotherapy, The Reading Teacher, vol. 9, n. 1, 1955, pp. 24-29. Sito Piccola Farmacia Letteraria https://www.piccolafarmacialetteraria.it/

Torrisi A., Biblioterapia: fondamenti teorici, pratiche imprenditoriali e aspetti educativi, Tesi di Laurea Magistrale,  Relatore Prof. G. Bandini, Università degli Studi di Firenze, A.A. 2025/26.

 

 

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