Sei gradi di separazione IUL: un anno di letture condivise

 

 

C’è un legame, spesso invisibile, che unisce le persone attraverso pochi passaggi: è il principio dei “sei gradi di separazione”, secondo cui chiunque nel mondo può essere collegato a chiunque altro attraverso una breve catena di conoscenze. È da questa suggestione che nasce il nome del gruppo di lettura dell’Università Iul.

Coordinato da Monica Dati, docente di Storia dell’educazione, il gruppo è uno spazio in cui la letteratura diventa occasione di confronto, socializzazione e crescita culturale.

C’è una definizione che ci piace molto, dello studioso Luigi Gavazzi: un gruppo di lettura è “un piccolo bus in viaggio, che si ferma a far salire gli autostoppisti”. Ci piace perché rende bene l’idea. Non è un corso. Non c’è un programma da seguire, nessuno giudica nessuno. È un mezzo che passa, si ferma, e chi vuole sale a bordo. Una volta al mese, studentesse e studenti si ritrovano su Zoom per discutere insieme un libro. E proprio come nel principio che dà il nome al gruppo, i titoli non vengono scelti a caso: ogni libro rimanda al successivo attraverso un filo di connessioni culturali, tematiche e simboliche, in un percorso che si costruisce passo dopo passo, quasi per associazione di idee. Di ogni incontro resta un piccolo “verbalino” del nostro condominio letterario: qualche riga per fissare le impressioni, le domande aperte e i collegamenti che la discussione ha fatto emergere. È da lì che nasce il racconto che segue.

Cosa abbiamo letto

Il percorso si apre il 17 dicembre 2025, con Il libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni. La discussione è partecipata fin da subito: il libro viene definito da più persone una fiaba erudita, ricca di rimandi culturali e citazioni, con una scrittura raffinata e musicale che qualcuno collega spontaneamente al fatto che l’autore sia anche cantautore e professore di lettere. Il romanzo viene accostato ai classici greci, sia nella scrittura sia nel modo di trasmettere il sapere, come nell’immagine del ragazzo con la cetra, figura antica legata a poesia e memoria, e apre subito una rete di rimandi: c’è chi pensa a Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino, chi a Fahrenheit 451 di Bradbury, chi alla raccolta poetica Il tessitore di parole di Humberto Ak’abal, chi allo schema della fiaba di Propp, chi ancora agli albi illustrati La fabbrica delle parole di Agnès de Lestrade e Il giardiniere dei sogni di Gobetti. Pareri diversi sul romanzo — c’è chi lo ama moltissimo e chi lo trova impegnativo, divise anche le opinioni sulla copertina — ma un’immagine mette tutti d’accordo: quella, potentissima, dei libri che volano. Diventerà il simbolo di questo primo incontro.

Il gruppo prosegue poi con La luna nelle baracche di Alberto Manzi — un libro che nel caso di una biblioteca non veniva preso in prestito da dieci anni, un segno di come la lettura condivisa possa ridare voce a testi dimenticati. Il titolo stesso evoca una luce che entra nelle vite ferite, simbolo di speranza e risveglio delle coscienze: uno spirito che, in fondo, riassume bene anche l’identità di tutto il gruppo.

Il successivo incontro è dedicato a Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez — un libro molto apprezzato dal gruppo, definito una sorta di “giallo al contrario” che intreccia patriarcato e critica alla cultura latinoamericana dell’epoca, temi che si ritrovano, in parte, anche nel Sud Italia. Si discute dell'”effetto spettatore”, richiamando i manuali di psicologia sociale e il caso di Kitty Genovese negli anni Sessanta, e del confine sottile tra indifferenza e incredulità. Emergono anche gli elementi di realismo magico, richiamati da alcune copertine con il fiore “regina della notte”, bello ed effimero come lo sventurato protagonista.

Ancora una volta il libro apre una rete fitta di collegamenti: A ciascuno il suo e Una storia semplice di Leonardo Sciascia, Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, Lo straniero di Albert Camus, La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj, Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna, Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati. In vista dell’8 marzo, si ricordano anche due autrici: Agatha Christie, regina del giallo, e la stessa Mrs Dalloway di Virginia Woolf, letta poco prima — anch’esso, non a caso, ambientato nell’arco di una sola giornata.

Il filo dei collegamenti porta il gruppo verso Mrs Dalloway di Virginia Woolf, e l’incontro parte dalla biografia dell’autrice per arrivare al cuore del romanzo. Il vero nome della Woolf era Stephen: dopo il matrimonio scelse il cognome del marito Leonard, con cui fondò la Hogarth Press, dove tradusse alcune opere di Sigmund Freud, essendo molto sensibile ai temi della psiche e della sua cura. Virginia Woolf soffriva di disturbo bipolare, con forti crisi depressive che la costringevano a letto, lontana dalla scrittura — una sofferenza che nel 1941 la porterà al suicidio nel fiume Ouse. Nel romanzo questo vissuto trova un forte parallelismo nel personaggio di Septimus, che come lei attraversa una realtà frammentata di ricordi dolorosi — la morte in guerra del compagno Evans — e che morirà suicida, secondo la logica della terapia dell’epoca per il disturbo post-traumatico: l’isolamento. Altri echi biografici emergono nella discussione: il primo amore di Clarissa, Peter Walsh, ricorda il marito della Woolf, anche lui funzionario civile; la figlia Elizabeth, diciassettenne, rappresenta la generazione futura, in tensione con l’insegnante Miss Kilman e con il timore materno di un suo fanatismo religioso. Il libro si chiude con l’annuncio della morte di Septimus e con la riflessione di Clarissa, che — a differenza di lui — si adatta alle convenzioni sociali senza riuscire a essere pienamente se stessa. Nasce così anche un confronto con il flusso di coscienza di James Joyce, scrittore cattolico cresciuto in un contesto più chiuso, a differenza della Londra aperta e stimolante che attraversa la scrittura della Woolf.

Si arriva così a Un uomo solo di Christopher Isherwood, pubblicato originariamente nel 1964 e uscito in Italia prima con Guanda, poi con Adelphi nel 2009: una sola giornata nella vita di George, professore inglese trapiantato in California, che sorprende ancora oggi per la sua modernità. Il gruppo si sofferma sul titolo originale, A Single Man: “single” non significa solo “non sposato”, ma porta con sé altre sfumature — George è solo perché ha perso il compagno, ma è anche isolato, separato dal resto della società, singolare e fuori norma. In questo senso il romanzo racconta le minoranze e la discriminazione verso gli omosessuali nell’America degli anni Sessanta, un paese che si presentava come modello di libertà ma conviveva al proprio interno con segregazione e conformismo diffusi. Interessante anche l’osservazione sull’elemento dell’acqua, ricorrente in diverse edizioni e copertine — piscine, superfici liquide, riflessi — a rappresentare insieme il desiderio di immersione nella vita e una distanza emotiva continua, dimensione ripresa con forza anche nel film di Tom Ford. Il romanzo evoca quasi come controcampo ideale Il mondo nuovo di Aldous Huxley: una società apparentemente libera ma profondamente conformista.

È a questo punto che il gruppo gioca davvero il proprio nome: per i “sei gradi di separazione” successivi emergono La morte a Venezia di Thomas Mann, per il tema del desiderio e della solitudine; Norwegian Wood di Murakami, per il tono malinconico; Seta di Baricco, per l’eleganza rarefatta e il non detto emotivo — tre romanzi accomunati da una perdita centrale mai del tutto elaborata. Tra questi si sceglie Seta, tenendo da parte Thomas Mann per un’altra volta.

L’incontro su Seta di Alessandro Baricco è dedicato quasi per intero alla sua scrittura: essenziale e musicale, fatta di immagini che restano impresse — come “cenere di una voce bruciata” — frutto probabilmente di un intenso lavoro di editing. Colpiscono anche gli spazi bianchi e i capitoli brevissimi, una scelta stilistica che rafforza la leggerezza e l’atmosfera sospesa del racconto.

Tra le domande che il gruppo avrebbe voluto rivolgere all’autore: come sia nata la fascinazione per la cultura giapponese, arrivata in anni in cui l’immaginario orientale era molto presente anche nel cinema occidentale, tra Sette anni in Tibet, Memorie di una geisha e Piccolo Buddha. E ancora: che significato ha la scelta di una donna occidentale capace di parlare solo giapponese, sospesa tra due culture e ponte tra il protagonista e il mondo che lo affascina? Come spesso accade, la discussione prende poi strade impreviste: dallo sport e le identità locali — con la diffusione di alcune discipline legata agli esiti della Seconda guerra mondiale e alla presenza degli Alleati — fino a giovani, lettura e fenomeno young adult.

Il passaggio di testimone tocca a Banana Yoshimoto con Un viaggio chiamato vita

L’incontro è stato particolarmente piacevole e ricco di spunti, e si è aperto con un divertente fraintendimento che ha subito messo tutti di buon umore: parlando dei ricordi dell’autrice legati all’Italia e a Gozo, c’è chi rivela, spiazzando tutti, di aver letto in realtà un altro romanzo di Yoshimoto, A proposito di lei, confuso per errore con quello in programma. Le risate non sono mancate.

Ben più profondo è stato invece il filone legato ai profumi e alle memorie sensoriali, elemento centrale della scrittura di Yoshimoto e vero e proprio detonatore emotivo per il gruppo. In un caso l’associazione ha toccato un tema particolarmente delicato, quello della morte di un vicino di casa, portando naturalmente il discorso su Marcel Proust e sulla sua opera, riconosciuta da più voci come punto di riferimento ineludibile quando si parla di memoria e mondi interiori. Le reazioni al romanzo sono state diverse: per alcuni il libro non ha trovato sintonia con lo stato d’animo del momento, risultando poco in grado di “parlare” alla fase personale che si stava attraversando; altri lo hanno percepito come eccessivamente delicato, quasi sfuggente, faticando a trovarne un ancoraggio più concreto.

È così che il gruppo, attraverso tutta una serie di considerazioni, è approdato alla scrittura di Stephen King, autore scelto per la lettura di settembre-ottobre 2026 con Stagioni diverse (l’obiettivo è leggere almeno uno dei racconti che compongono la raccolta). Tra i suggerimenti emersi, sempre per King, è stato indicato anche Elevation, la cui sinossi ha incuriosito il gruppo.

Le nostre iniziative

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il gruppo ha voluto dare spazio alle storie, alla forza e alla creatività delle donne, con una lista di letture per ascoltarne la voce: Persepolis di Marjane Satrapi, La luna di miele di Mrs Smith di Shirley Jackson, Insegnare a trasgredire di bell hooks, Le madri della Costituzione di Eliana Di Caro, Noi siamo tempesta di Michela Murgia, Storie della buonanotte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo, L’Agnese va a morire di Renata Viganò, Scusate ma non posso sedermi di Adriana Fabozzi, Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio, Ma domani farà giorno di Teresa Noce, Ognuno riconosce i suoi di Elena Rausa, Tangerinn di Emanuela Anechoum. Un mosaico di voci che, insieme, raccontano cosa significa essere donna ieri, oggi e domani.

“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva.”

— Michela Murgia

In questa occasione è arrivata anche una bella notizia: insieme alle studentesse e agli studenti del gruppo, abbiamo partecipato a un concorso social della Biblioteca Di Vittorio, che chiede di proporre un libro scritto da una donna — e abbiamo vinto il primo premio presentando L’Agnese va a Morire di Renata Viganò. Il libro in una sorta di passaggio di testimone simbolico è stato donato alla Biblioteca delle donne di Firenze.

Con l’arrivo dell’estate, il gruppo ha raccolto i titoli che lo hanno accompagnato in questi mesi — non divisi per genere o epoca, ma per quello che lasciano. Perché certi libri li leggi quando hai bisogno di tornare a te stesso; altri quando vuoi stare in silenzio con qualcosa di grande; altri ancora quando senti che nel mondo qualcosa non torna, e hai bisogno di sapere che non sei il solo a pensarla così.

Per guardare in faccia l’assurdo: Lo straniero (Camus), Mattatoio n. 5 (Vonnegut), La morte di Ivan Il’ič (Tolstoj), Piccoli suicidi tra amici (Paasilinna), After Dark (Murakami).

Per fare pace con il tempo che è passato: L’amico ritrovato (Uhlman), Lessico famigliare (Ginzburg), La luna e i falò (Pavese), L’ultimo arrivato (Balzano), Norwegian Wood (Murakami).

Per non dimenticare chi ha resistito: Fontamara (Silone), Fahrenheit 451 (Bradbury), A ciascuno il suo (Sciascia), La vasca del Führer (Dandini), Romeo e Giulietta 1949 (Guccini).

Per sentirsi in qualche altro posto: Novecento (Baricco), Il deserto dei Tartari (Buzzati), La leggenda del santo bevitore (Roth), La morte a Venezia (Mann), Gente di Dublino (Joyce).

Per ridere (amaramente) di noi stessi: Il bell’Antonio (Brancati), Cuore di cane (Bulgakov), Colazione da Tiffany (Capote), Musica (Mishima).

Per mettere in discussione il modo in cui leggi: Se una notte d’inverno un viaggiatore (Calvino), Le ore (Cunningham).

 

Cosa ci aspetta

Il percorso del gruppo continua: nuove letture, nuove fermate. Perché, come ci ricorda quella definizione del pulmino in viaggio, il bus continua a percorrere la sua strada — e c’è sempre spazio per chi vuole salire.

Premio CIRSE