“E io che pensavo significasse solo leggere insieme” di Luisella Nuovo

...in questi anni, ho visto persone arrivare con un libro sottobraccio e andare via con molto di più....

“Costruire comunità attraverso le parole” racconta di un gruppo di lettura nato quasi in punta di piedi a Mirafiori Sud e diventato, negli anni, molto più di quello che avevo immaginato.

Se ripenso agli ultimi cinque anni, mi viene spontaneo sorridere perché, quando nel 2020 ho iniziato a immaginare un gruppo di lettura, avevo in mente una cosa molto più semplice.

Eravamo nel pieno della pandemia e continuavo a chiedermi se fosse ancora possibile creare occasioni di vicinanza proprio mentre tutto sembrava allontanarci. Lavoravo già da tempo con i gruppi e sapevo quanto le relazioni, il sentirsi parte di qualcosa e il condividere uno spazio potessero contare nella vita delle persone. Mi domandavo se anche le storie potessero fare la loro parte.

Più che un corso di letteratura o un luogo dedicato all’analisi dei libri, immaginavo uno spazio in cui le persone potessero incontrarsi attraverso le parole.

La prima scintilla è arrivata attraverso una bacheca digitale di quartiere, dove avevo scritto del desiderio di incontrare altre persone per condividere la lettura ad alta voce e sperimentare nuovi modi di stare insieme. Da quel primo messaggio sono nati contatti, riunioni e preparativi, finché il 30 giugno 2021 ci siamo ritrovati a Mirafiori Sud per il primo incontro di LeggiAmo | Letture condivise a KM0.

Se quel pomeriggio qualcuno mi avesse detto che da quell’esperienza sarebbero nati uno studio di caso, un progetto di digital storytelling e, qualche anno dopo, anche un libro, probabilmente gli avrei sorriso con un certo scetticismo.

Io pensavo davvero che avremmo letto insieme e, in fondo, è quello che facciamo.

Alla fine di ogni incontro scegliamo insieme il tema dell’appuntamento successivo, spesso a partire dalle riflessioni, dalle curiosità e dai temi emersi dopo le letture ad alta voce. La volta seguente, chi lo desidera può partecipare portando un libro, una poesia, un saggio, una canzone o un altro brano che sente vicino al tema scelto per quell’incontro. Chi porta un testo racconta le ragioni della propria scelta, individua un breve estratto per sé significativo e lo legge ad alta voce al gruppo oppure chiede a qualcun altro di farlo. Anche chi preferisce non portare nulla trova il proprio spazio nella condivisione. Questa modalità rende il gruppo accessibile a chi non legge molto, a chi desidera ritrovare il piacere della lettura o a chi conosce ancora poco la lingua italiana: si può partecipare ascoltando, prendendo parte al confronto e avvicinandosi ai testi secondo i propri tempi.

Leggere insieme, però, non significa soltanto condividere dei testi. Quando una pagina viene letta ad alta voce, chi legge porta con sé ritmo, esitazioni, emozioni e pezzi di esperienza, mentre chi ascolta può riconoscersi, trovare parole nuove per raccontare qualcosa di sé oppure semplicemente sentire che ciò che prova ha un posto possibile anche nel gruppo.

A volte basta una frase. Una voce legge, per qualche secondo il gruppo resta in silenzio e poi arriva un “anch’io”. È un passaggio piccolo, quasi impercettibile, ma in quel momento le parole di un libro diventano un punto di incontro tra esperienze diverse.

La lettura può diventare così un modo accessibile e rispettoso dei tempi individuali per entrare in relazione: chi partecipa può scegliere quanto condividere di sé, mentre le storie creano punti di contatto, favoriscono l’ascolto reciproco e possono accompagnare, incontro dopo incontro, la crescita della fiducia e del senso di appartenenza. Un altro aspetto a cui tenevo molto era creare uno spazio in cui fosse possibile incontrare opinioni diverse, restare nel confronto senza doverle necessariamente appianare e imparare ad attraversare anche il disaccordo in modo rispettoso e costruttivo.

A Mirafiori Sud tutto questo ha assunto, per me, un significato ancora più preciso. In un quartiere periferico, spesso raccontato attraverso le sue difficoltà più che attraverso le risorse, creare uno spazio in cui le persone potessero portare le proprie letture, i ricordi e il proprio sguardo significava anche riconoscere il valore di quelle voci e l’attenzione che meritano. Le persone si sono raccontate attraverso le parole degli scrittori e delle scrittrici e, nelle loro testimonianze, hanno descritto il piacere di sentirsi ascoltate e riconosciute; le storie individuali hanno cominciato a intrecciarsi con quelle del quartiere, dando spazio anche a esperienze che altrimenti avrebbero rischiato di restare ai margini.

Nel tempo, però, LeggiAmo ha iniziato ad accogliere anche persone che abitavano in altre zone della città e che, in alcuni casi, avevano avuto poche occasioni di conoscere Mirafiori Sud. Sono arrivate per i libri, per un incontro o attraverso il passaparola e hanno cominciato a frequentarne gli spazi, a conoscerne le realtà e a costruire relazioni con chi quei luoghi li viveva ogni giorno. Anche questo, per me, ha contribuito a cambiare lo sguardo sul territorio: Mirafiori non soltanto come luogo da cui partire, ma altresì come luogo verso cui scegliere di andare.

Anche uscire dalla stanza ha fatto parte di questo processo. Portare le letture in una camminata, in una biblioteca, al cinema, in un festival o in altri luoghi del territorio ha significato rendere il gruppo più visibile, attraversare il quartiere insieme e trasformare la partecipazione culturale in una presenza concreta. Non si tratta soltanto di organizzare attività diverse, ma di ampliare le occasioni di incontro e mostrare che la cultura può nascere dal basso, circolare tra le persone e contribuire a far sentire un luogo più abitato e condiviso. Allo stesso tempo, partecipare a iniziative in altre zone di Torino ha accompagnato una parte del gruppo alla scoperta di luoghi nuovi, favorendo una frequentazione più ampia della città: un’esperienza forse semplice in apparenza, ma tutt’altro che scontata per chi aveva poche occasioni di spostarsi al di fuori del quartiere.

Mi capita spesso di ripensare a chi, durante il primo incontro, diceva quasi sottovoce: “Io oggi ascolto soltanto”. Negli anni, c’è chi ha trovato sempre più spazio nella vita del gruppo e chi ha iniziato a proporre libri, ad accogliere chi arrivava per la prima volta, a suggerire temi, a prestare romanzi e a creare collegamenti tra una storia e l’altra.

Quel cambiamento ha preso forma attraverso passaggi piccoli e quotidiani, dentro una consuetudine fatta di incontri, ascolto, parole condivise e segni di fiducia, mentre le storie facevano il loro lavoro e iniziavano a fare anche qualcos’altro: avvicinare le persone.

Abbiamo camminato insieme, intrecciando letture e movimento con il gruppo dello yoga della risata. Durante una camminata letteraria abbiamo attraversato i luoghi raccontati nel libro In mezzo scorre il fiume, prima di incontrarne gli autori in occasione della presentazione. Siamo andati al cinema, abbiamo preparato biscotti ispirati alle storie che stavamo leggendo e abbiamo incontrato scrittrici e scrittori. In occasione di questi incontri siamo tornati alla modalità più classica dei gruppi di lettura: abbiamo letto lo stesso libro e le presentazioni sono diventate spesso conversazioni molto partecipate.

LeggiAmo ha preso parte al Salone OFF del Salone Internazionale del Libro di Torino, a Leggermente e ad AmMIRA Festival, entrando in relazione con biblioteche, associazioni e altre realtà del territorio.

Dal 2025 LeggiAmo è entrato anche nel Comitato di lettura del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como, esperienza proseguita l’anno successivo. Per le lettrici e i lettori ha rappresentato un’occasione per conoscere nuove opere, confrontarsi sui testi e partecipare in modo ancora più attivo alla vita culturale del gruppo. Questa collaborazione ha inoltre contribuito a far conoscere LeggiAmo anche al di fuori di Mirafiori e di Torino, portando un progetto nato in un quartiere all’interno di una rete più ampia.

E così le persone hanno iniziato a riconoscersi anche fuori dagli incontri mensili, a fermarsi a parlare, a condividere iniziative e a costruire piccole reti che, all’inizio, nessuno aveva immaginato. Tutto questo ha allargato lo spazio delle relazioni e reso visibile una forma di partecipazione culturale nata dal basso, capace di mettere in circolo persone, storie e luoghi.

È stato allora che ho iniziato a chiedermi se tutto questo meritasse di essere osservato con maggiore attenzione.

L’esperienza maturata nel lavoro con i gruppi mi aiutava a cogliere alcuni dei movimenti che osservavo, ma desideravo comprendere meglio che cosa stesse accadendo e metterlo in dialogo con ciò che la letteratura scientifica raccontava sulla lettura condivisa, sulla narrazione e sul benessere.

Da questa curiosità è nato uno studio di caso e, successivamente, un progetto di digital storytelling costruito insieme al gruppo, nel quale chi partecipa racconta, con le proprie parole, che cosa abbia rappresentato LeggiAmo nel corso degli anni.

Nel costruirlo, abbiamo provato a raccogliere immagini, ricordi, incontri, voci e frammenti di esperienza, perché la storia del gruppo potesse emergere anche attraverso lo sguardo di chi l’aveva vissuta. Ne è nato un racconto digitale corale nel quale ciascuna voce può trovare spazio accanto alle altre.

Quel lavoro è stato anche, per me, un’occasione di rilettura e rielaborazione dell’esperienza. Fermarmi a raccogliere le voci, rivedere le immagini e ripercorrere gli incontri degli anni precedenti mi ha permesso di osservare con maggiore chiarezza ciò che, mentre accadeva, avevo vissuto soprattutto dall’interno. Il digital storytelling ha contribuito a costruire una memoria condivisa del gruppo, ma ha aiutato anche me a riconoscere il senso del cammino fatto insieme.

Attraverso il QR code potete entrare nella storia del gruppo, esplorandone immagini, incontri e testimonianze, ascoltando le parole di chi ha partecipato al percorso e seguendone gli sviluppi in un racconto digitale in continuo aggiornamento.

Più studiavo quell’esperienza, più mi rendevo conto che la ricerca stava dando forma e parole a qualcosa che avevamo percepito fin dall’inizio e che, fino a quel momento, era rimasto soprattutto nel patrimonio condiviso del gruppo.

Le testimonianze parlavano di benessere, fiducia e relazioni, del piacere di trovare accoglienza e di poter condividere un pensiero anche senza avere una risposta giusta. Chi rappresentava enti e realtà territoriali che avevano accompagnato o conosciuto il percorso riconosceva nel gruppo uno spazio capace di mettere in relazione realtà diverse e creare nuove occasioni di incontro. Anche alcune scrittrici e alcuni scrittori venuti a dialogare con noi raccontavano di essersi trovati di fronte a lettrici e lettori curiosi, attenti e capaci di rendere la presentazione di un libro una conversazione autentica.

A quel punto il libro è arrivato quasi naturalmente, perché sentivo che i dati, da soli, non bastavano e che le storie raccolte meritavano una forma capace di tenere insieme ricerca, esperienza e territorio: non tanto un punto di arrivo, quanto un altro modo per custodire ciò che il gruppo aveva costruito e condividerlo con chi, per lavoro, curiosità o passione, continua a credere che leggere insieme possa contribuire a creare relazioni, benessere e comunità.

È nato così Costruire comunità attraverso le parole. Lettura condivisa, narrazione e benessere a Mirafiori Sud, un piccolo saggio che prova a tenere insieme i riferimenti teorici, il quartiere, le voci delle persone, lo studio di caso, il digital storytelling e gli strumenti nati lungo il percorso.

Prima ancora della sua pubblicazione, quel lavoro era già tornato nei luoghi da cui aveva avuto origine. Il 4 febbraio 2026, durante un incontro di Leggermente alla Biblioteca civica Villa Amoretti, abbiamo raccontato l’esperienza di LeggiAmo, lo studio di caso e il progetto di digital storytelling, trasformando ancora una volta la ricerca in occasione di incontro e confronto.

Incontro di Leggermente dedicato all’esperienza di LeggiAmo, allo studio di caso e al digital storytelling. Biblioteca civica Villa Amoretti, Torino, 4 febbraio 2026.

Ogni tanto qualcuno mi chiede che cosa succeda davvero in un gruppo di lettura e continuo a pensare che una risposta semplice non esista: ogni gruppo è un microcosmo a sé stante e ogni esperienza è profondamente situata, plasmata da chi vi partecipa e dal contesto in cui prende forma.

So però che, in questi anni, ho visto persone arrivare con un libro sottobraccio e andare via con molto di più.

Ho visto parole creare ponti tra chi prima non si conosceva. Ho visto biblioteche, circoli di quartiere e sale diventare luoghi in cui tornare e incontrarsi. Ho visto libri passare di mano, conversazioni continuare oltre la fine degli incontri e nuove storie intrecciarsi a nuovi legami.

Ho visto chi arrivava a Mirafiori per la prima volta grazie a un libro e poi tornava perché, nel frattempo, quel quartiere era diventato anche un luogo di incontri e relazioni.

E ho visto un’idea nata in uno dei periodi più difficili degli ultimi anni trasformarsi, incontro dopo incontro, in una comunità.

Per fortuna, è successo molto di più.

Negli anni, gli incontri mensili si sono intrecciati con camminate letterarie, momenti conviviali, presentazioni, festival e collaborazioni territoriali, portando il gruppo fuori dalla propria stanza e dentro una rete sempre più ampia.

 

Per continuare a leggere:
Batini, F. (a cura di) (2023), La lettura ad alta voce condivisa: un metodo in direzione dell’equità, Il Mulino.

Dati, M. (2021), “Lettura condivisa e gruppi di lettura in Toscana: un’opportunità di apprendimento permanente e socializzazione”, Lifelong Lifewide Learning, 17(39), 114–130.

Faggiolani, C. (2025), Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza, Laterza.

Gavazzi, L. (2019), I gruppi di lettura. Come, dove e perché leggere insieme, Editrice Bibliografica.

Il libro da cui nasce questa storia:
Nuovo, L. (2026), Costruire comunità attraverso le parole. Lettura condivisa, narrazione e benessere a Mirafiori Sud, MdS Editore.

Premio CIRSE